:: Brevi cenni storici su Casoli ::
A cura del Prof. Casimiro Tilli
Molti
documenti storici ancora esistenti e quindi consultabili presso l'Archivio
Storico di Chieti, di Napoli, de L'Aquila e presso l'Arcivescovile di Chieti,
quali i libri della decime, quelli della intitolazioni delle chiese, l'inventario
dei beni benedettini nel nostro paese in epoca medioevale e tanti altri
documenti ecclesiastici di vario genere, ci dicono in modo inequivocabile
che Casoli, sotto il nome di Casulae, risale all'ottavo secolo.
I
primi insediamenti umani sulla nostra collina, furono certamente quelli
dei cluviensi
e dei romani, che si fermarono colà per ragioni di
difesa e di vicinanza alla strada, ben trafficata dalla montagna al mare
: "la muntanijere". Secondo Verlengia ed altri studiosi, il primo nucleo
abitativo si trovava tra San Salvatore (termine di origine longobarda)
e Sant'Agostino (Fig. 2a.1):
unita a questa chiesa, c'era un piccolo
cenobio benedettino che aveva avuto terre in donazione da vari re franchi,
quali Carlo, Lotario, Pipino e Ludovico. Le
Fig. 2b.1
e 2b.2
, mostrano alcune parti antiche appartenenti all'arco d'ingresso a
fianco dell'antico cenobio (attualmente
trasformato in una disarmonica abitazione privata), e le Fig. 2c.1
e 2c.2
illustrano l'antica fontana usata dai benedettini che in dialetto si
chiama : "la fonte de San Fumije " (di Santa Eufemia), l'acqua passava
(e passa ancora oggi dirottata in un moderna tubazione) sotto il convento, e si dice
che fosse miracolosa per le puerpere che non avevano latte, inoltre,
vi era anche l'antica usanza di gettare nella fontana cereali e legumi in segno
di ringraziamento per il raccolto e di protezione per quello futuro.
Dopo il crollo dell'impero carolingio, Casoli entrò a far parte come modesta baronia, del feudo di Manoppello e fu portato in dote a Napoleone Orsini da Tommasa Palearia, figlia unica del conte Gualtieri. Questi Orsini, principi cadetti del grande casato romano degli Orsini, che diedero alla chiesa cattolica papi, cardinali, arcivescovi e che furono anche governatori, costruirono parte del nostro castello, in particolare tutto il lato nord della fabbrica, che si completerà nel tempo sotto altri feudatari sulle rovine di un preesistente castrum : ce ne parla ampliamente A. Paterno in un suo interessante libro.Dopo l'ala nord del castello, gli Orsini, molto probabilmente nel 1305, costruirono una cappella gentilizia, che in seguito, con l'aggiunta della mezza navata di destra e dell'intera navata di sinistra (che ha formato l'Arco del Purgatorio) e con la realizzazione dell'attuale abside, si è trasformata in quella che attualmente è la nostra Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Maggiore, un tempo dedicata a Santa Maria Assunta. Così oggi, in cima alla collina troviamo due elementi aggreganti del medioevo (Fig. 3c.1 , Fig. 3c.2 e Fig. 3c.3 , Fig. 3c.4 ) , il Castello e la Chiesa ed intorno ad essi si sviluppò il "Borgo", con le sue molteplici piccole case, dalle quali si snodavano dodici strade e vicoli ed era protetto da mura massicce e da torrette che ancora oggi, ma solo parzialmente, si possono ancora individuare nel tessuto urbano. Successivamente verso la metà del XVII secolo, i D'Aquino di Napoli, diventati prima baroni e poi duchi di Casoli e principi di Caramanico, modificarono la struttura originaria del castello, ampliandola fino a darle l'assetto attuale. Anche la torre medioevale ha subito rifacimenti, la struttura è a puntone, terminante con un'altana sormontata da un forte parapetto sostenuto da beccatelli trilobati (Fig. 3a.1) . L'attuale coronamento superiore della torre, sostituisce antichi merli molto caratteristici che si trovavano ad un'altezza inferiore. Essa è alta 21 metri e fu incorporata nel castello alla fine del 1300.
Nel
1700, ci fu una vera esplosione demografica : infatti agli abitanti del
Borgo e delle contrade, si aggiunsero molte famiglie forestiere venute
da paesi viciniori e anche da terre lontane. Nel libro di prossima pubblicazione
su Casoli, si parla in modo più dettagliato dei cognomi che portavano
le famiglie venute da fuori : De Vincentiis, Rossetti, Di Giorgio, Consalvi,
Ramondo, De Nobili, Della Morgia, Rosato ecc... In
questo secolo furono costruiti i Palazzi Tilli, De Vincentiis, Rossetti,
Ricci, Ramondo, Travaglini ecc... Anche l'agricoltura ebbe un forte incremento
per le migliorate tecniche usate nell'aratura, si misero a coltura nuove
terre strappate ai boschi, al fiume Aventino, e ai pochi pascoli liberi,
talvolta con veri danni per il territorio, che fu in seguito interessato
dai fenomeni di smottamenti e frane.
Casoli
ebbe le sue tre porte : Porta Cencio in Piazza del Popolo, Porta Da Piedi
alla fine di via Scalelle (nel quartiere dell'olmo vicino a Palazzo Tilli)
e Porta Carrozza forse in Piazza o largo Rossetti. Nel Castello risiedevano
la camera ducale e la corte di giustizia, mentre la torre fungeva da carcere
con le sue famose segrete , mai del tutto identificate . Gli abitanti del
Borgo, vivevano sotto la protezione del feudatario, al quale tutti riconoscevano
autorità quasi sovrana e sia pure con riluttanza, pagavano decimi
e tributi vari. Dal 25 gennaio 1799 a Casoli ci furono saccheggi, atti
di ferocia e vere stragi da parte di bande di facinorosi venuti da fuori
quali, quelle di Pronio prima e quelle di altri dopo. Infine, le truppe
francesi di passaggio in Abruzzo per recarsi a Napoli a sostegno della
effimera Repubblica Napoletana, fecero il resto, insieme ad alcuni casolani
ormai pieni di odio e risentimento verso alcuni dominatori. Il più
odiato era Don Ferdinando De Nobili, agente del duca D'Aquino, a cui incendiarono
il palazzo facendo perire tra le fiamme lui, la sua famiglia ed alcuni
armigeri fedeli. si ebbero gli eccidi di Piazza del Popolo e tante vendette
private cui seguirono efferati delitti. Si è parlato spesso di 14
impiccati davanti al castello, ma ai casolani mancano riscontri sicuri per poterne
parlare con convinzione.
In seguito Casoli, entrata a far parte del Regno delle due Sicilie prima e del meridione d'Italia dopo, condivise con esse gli avvenimenti storici e sociali con un atteggiamento spesso di forte estraneità e di dubbiosa attesa di eventi migliori, salvo a ridestarsi con qualche speranza di miglioramento nel periodo del Risorgimento e del vero inizio del riscatto nazionale. Poi, si accorse a sue spese, che i miglioramenti forti li ebbero solo alcune famiglie borghesi emergenti che erano saldamente legate alla politica di moda, all'acquisto delle terre del demanio e all'esercizio delle professioni allora redditizie : avvocatura, notariato e politica.
Pagina creata il 17-12-2001